Lo stucco dorato rappresenta una delle tecniche decorative più raffinate e suggestive impiegate negli ambienti ornati. Diffuso in particolare nell’architettura e nelle arti in generale, esso unisce la plasticità dello stucco alla preziosità dell’oro, dando vita a superfici luminose e ricche di significato simbolico. Lo stucco, questo materiale economico, reperibile e facile da modellare ha avuto un’importante diffusione già presso le civiltà antiche del mediterraneo, quindi, nelle aree egizia, ellenica, medio-orientale, dove il clima secco e arido permetteva l’utilizzo di questa sostanza. Ma con i romani viene maggiormente nobilitato e usato per rivestire apparati murari, per decorare ambienti imperiali come la domus aurea neroniana, la cui superficie era caratterizzata da decori plastici a rilievo dorati e dalle notissime grottesche che influenzeranno gli artisti del rinascimento maturo come Raffaello, Andrea Mantegna e Pietro Perugino.
Ma soprattutto durante il periodo barocco e rococò, lo stucco dorato ritorna in vita per enfatizzare elementi architettonici, decorare interni sacri e profani e conferire prestigio agli ambienti. La sua realizzazione richiede una profonda conoscenza dei materiali e delle tecniche artigianali, tramandate nei secoli e ancora oggi oggetto di studio e tutela. Lo stucco che osserviamo come pelle di rivestimento all’interno delle architetture è composto da un legante, ovvero la calce, e da aggregati microscopici quali polvere di marmo e pozzolana. La plasticità dell’impasto permette di modellare la materia a proprio piacimento tramite stampi, forme, calchi e attrezzature manuali; in questo modo si possono ottenere oggetti tridimensionali ,anche dallo spessore notevole come modanature, capitelli, fusti di paraste e altri elementi architettonici , i quali vengono aggrappati alle pareti verticali o alle volte grazie a sistemi di perni in ferro e armature metalliche interne.
La doratura, anch’essa tecnica antichissima e descritta sia da fonti romane come Vitruvio e Plinio che da quelle medievali, di cui la più importante in assoluto è Il libro dell’arte di Cennino Cennini, non è altro che lo strato ultimo che viene applicato su un supporto come legno, metallo, pietra e stucco. Le principali tecniche includono la doratura a guazzo, che prevede l’uso di una base preparatoria di argilla e acqua per fissare la foglia d’oro, e la doratura a missione, basata su adesivi oleosi. Ancora oggi, la doratura è ampiamente utilizzata sia nel restauro dei beni culturali sia nelle produzioni artistiche contemporanee, a testimonianza della sua straordinaria versatilità e del suo fascino senza tempo. Questa pratica, diffusa già nelle civiltà antiche e perfezionata nel corso dei secoli, non aveva solo una funzione estetica, ma anche simbolica, poiché l’oro era associato a valori di sacralità, potere e ricchezza
Lo stucco dorato riveste un ruolo fondamentale nel campo della conservazione dei beni culturali. La sua fragilità e la complessità dei materiali che lo compongono rendono necessari interventi mirati, basati su metodologie scientifiche e su un attento rispetto dell’opera originale. Infatti è un materiale poroso che assorbe facilmente il particolato atmosferico ed è suscettibile all’ambiente acquoso; ecco quindi che i conservatori trovano delle vere e proprie sfide di restauro quando si interfacciano con manufatti esposti all’aperto. Oggi le tecniche di pulitura più usati sono il laser e la pulitura tramite impacchi di gel rigidi per evitare di far penetrare soluzioni all’interno dell’oggetto in esame.